Caccia all’Aurora Boreale
Quattro notti inseguendo l’aurora in Islanda
L’espressione “caccia all’aurora boreale” è diventata di uso comune.
Molti la usano per indicare una semplice escursione notturna, con partenza a un orario prefissato, direzione stabilita e rientro garantito entro la mezzanotte.
In realtà, una caccia – nel senso più autentico del termine – è qualcosa di diverso.
Cacciare l’aurora significa prepararsi nei giorni precedenti, studiare le mappe del vento solare, i modelli di copertura nuvolosa, scegliere il punto di osservazione in base alla posizione prevista dell’aurora nel cielo per una determinata notte e in base agli elementi del paesaggio che vogliamo siano presenti: una montagna innevata, uno specchio d’acqua che ci restituisca un meraviglioso riflesso dell’aurora, un elemento antropico.
Significa essere preparati all’eventualità di doversi spostare anche di decine di chilometri per raggiungere un’area di cielo limpido, ad accettare l’imprevisto, l’attesa e persino la sconfitta: perché la natura non si lascia comandare, ma a volte, se la si osserva con pazienza e rispetto, è capace di stupire oltre l’immaginazione.
È davvero necessario tutto questo “lavoro” per vedere l’aurora? Spesso sì, perché non sempre l’aurora è fuori dalla finestra o è visibile direttamente dal parcheggio dell’albergo. E anche se le condizioni fossero ideali nel punto in cui ci troviamo, l’osservazione dell’aurora boreale può essere un’esperienza indimenticabile, se aggiungiamo un pizzico di esperienza e di consapevolezza.
Affinché questo si verifichi, a volte è necessario darsi da fare, specialmente quando la meteorologia non è del tutto dalla nostra parte.
In questa pagina abbiamo raccolto quattro notti “rocambolesche” vissute in Islanda nel corso degli ultimi anni.
Quattro inseguimenti dell’aurora che ci hanno portato tra tempeste, ghiaccio e silenzi assoluti e che raccontano, meglio di ogni definizione, cosa significhi davvero “andare a caccia di aurora”.
L’Aurora sopra la nebbia – Borgarfjörður eystri
Borgarfjörður eystri è un villaggio costiero tra i più isolati d’Islanda: una manciata di case su una radura ampia, incastonata tra alcune delle montagne più belle dell’isola. Qui si vive di pesca e di allevamento di pecore.
È una delle tappe obbligate dei nostri viaggi estivi perché, quando il tempo è dalla nostra parte, la regione regala cieli limpidi e scuri, paesaggi indimenticabili e alcune delle escursioni a piedi più belle del Paese.
Quella notte di fine agosto, qualche anno fa, il gruppo si preparava a una serata tranquilla in guesthouse: l’intera valle era immersa in una nebbia senza speranza.
Avevamo controllato per l’ennesima volta i modelli meteorologici, ormai rassegnati, quando ci venne un dubbio: a che quota finiva quella nebbia?
Come spesso accade in Islanda, sembrava confinata ai primi quattrocento metri. Una rapida verifica sulle webcam della regione confermò l’ipotesi.
Se fossimo saliti fino a quattrocento metri di altitudine avremmo potuto essere sopra la nebbia. Il passo di Vatnskarð, a qualche chilometro da Borgarfjörður, è esattamente a quella quota.
Dieci minuti dopo eravamo tutti in macchina verso il passo, avanzando lentissimi in un bianco impenetrabile.
In questi casi l’umore oscilla tra scetticismo e entusiasmo, ma una certa euforia contagiosa si diffonde sempre: quella di chi parte per qualcosa di improbabile.
La strada sale a tornanti. La nebbia non molla. Poi, all’improvviso, il chiarore lattiginoso dei fari scompare. Buio totale.
Qualche secondo, gli occhi si abituano e…sopra di noi danza una magnifica aurora, tesa da est a ovest.
Ci fermiamo: oltre il passo la strada ridiscende e ricade nella nebbia. Restiamo lì, in quello stretto tratto sopra le nuvole, per quasi un’ora.
Esperienza mistica.
E come spesso accade, non è solo la bellezza dell’aurora a rendere indimenticabile la notte, ma la situazione: quindici persone che fino a pochi giorni prima non si conoscevano, ora legate da un’avventura inaspettata, da sorrisi e da un entusiasmo che diventerà amicizia duratura.
La danza del vento – Öræfajökull
Era febbraio, nel cuore dell’inverno islandese. Alloggiavamo a pochi chilometri dalla laguna glaciale di Jökulsárlón, ma il passaggio di una profonda bassa pressione a sud-est dell’isola aveva portato uno dei venti peggiori possibili per quella zona.
Un vento tiepido e umido si scontrava con il massiccio dell’Öræfajökull, generando il peggiore dei cocktail: pioggia battente, nebbia e raffiche da togliere il respiro.
Eppure, i modelli meteorologici – e l’esperienza – ci dicevano che una cinquantina di chilometri più a ovest, sul versante opposto della montagna, l’effetto Föhn poteva aprire una finestra di cielo sereno, larga forse pochi chilometri.
Proponiamo quindi al gruppo una “spedizione” alla ricerca di quell’isola di calma in mezzo alla tempesta. Alcuni rinunciano, molti altri decidono di seguirci.
Partiamo nel buio più totale. Le auto sono scosse sotto le raffiche, la visibilità è nulla, la marcia lenta e tesa. Sembra un’assurdità: stiamo guidando da quasi un’ora nella bufera per cercare le condizioni in cui osservare l’aurora boreale.
Pochi chilometri prima del villaggio di Hof, all’improvviso, tutto cambia. Il vento si spegne. Ce ne accorgiamo perché non dobbiamo più tenere il volante in trazione costante: è come entrare di colpo in una stanza.
Proseguiamo ancora un poco e all’altezza della deviazione per il ghiacciaio Falljökull il cielo si apre.
Siamo dentro una bolla di sereno, circondata da nubi. L’aria è immobile, la temperatura insolitamente mite. Sopra di noi, un’aurora rapidissima e nervosa, come se fosse mossa dallo stesso vento che ci aveva inseguiti per tutta la sera.
Restiamo lì per più di un’ora, quasi increduli: più che la luce verde nel cielo, ci affascina il fenomeno meteorologico: una bolla di aria immobile e cielo terso in una bufera che avvolge l’intera regione.
Al ritorno riviviamo tutto al contrario: il cielo si richiude, il vento riprende con violenza e ci investe di fronte. Ancora un’ora di tempesta e rientriamo finalmente all’albergo.
Il mattino successivo, quando mostriamo le foto agli altri ospiti, qualcuno fatica a crederci. Ma i dati e i racconti raccolti confermano ciò che avevamo intuito: quella notte eravamo probabilmente gli unici, in tutta l’Islanda orientale, ad aver visto l’aurora.
“Aurora a sinistra!” – marzo 2025
Il gruppo ha aspettative altissime: tutti sognano l’aurora boreale.
I primi giorni scorrono tra canyon, spiagge oceaniche, cascate e vallate incantate, ma le notti deludono. Il cielo resta costantemente coperto, e a metà viaggio non abbiamo ancora visto nulla.
L’entusiasmo comincia a incrinarsi: affiora un po’ di tensione, qualche sguardo preoccupato.
Scatta allora il piano di emergenza. Serve trovare una zona di cielo sereno, di notte, “whatever it takes…”.
Il 18 marzo i modelli indicano una finestra di schiarite cento chilometri più a est del nostro alloggio. Dopo cena convochiamo il gruppo e spieghiamo la situazione: “C’è una possibilità, ma dovremo guidare a lungo, sperando che il vento da sud-ovest apra il cielo davanti a noi.”
È una di quelle decisioni che si prendono sapendo che tutto può andare storto. Se funziona, sarà un trionfo. Se fallisce, resterà solo la consapevolezza di averci provato.
Partiamo. Novanta chilometri di buio, pioggia e nuvole che non cedono di un millimetro.
Accostiamo più volte, ci fermiamo a fari spenti per cercare tra le nubi un varco, una stella, un segno. Niente.
Riprendiamo la marcia, sempre più a est, ormai pronti a dichiarare sconfitta.
Poi, all’improvviso, con la coda dell’occhio colgo un chiarore alla mia sinistra. So che non è suggestione, ma le nubi sono ancora troppo spesse per esultare.
Ancora un paio di curve, un’ultima valle da superare e, via radio, pronuncio la frase che diventerà il motto del viaggio: “Aurora a sinistra!”
Missione compiuta.
Da quella notte il gruppo, partito in sordina, cambia passo.
Vedremo l’aurora con loro altre due volte, e l’ultima – osservata direttamente dall’albergo – sarà tra le più luminose e colorate degli ultimi anni.
Aurora dagli Altopiani – agosto 2025
Ci troviamo nella Riserva Naturale di Fjallabak, nel cuore degli altopiani islandesi.
Il viaggio è dedicato espressamente alla ricerca dell’aurora boreale da queste regioni remote, accessibili solo in estate.
Tra i cacciatori di aurora è noto che la seconda metà di agosto può regalare notti magiche, ma tra i viaggiatori persiste sempre un certo scetticismo: sarà davvero abbastanza buio ad agosto?
Ogni volta sembra di dover dimostrare che non abbiamo venduto fumo, e che sì, anche ad agosto, se il cielo collabora, l’aurora può brillare.
In questo contesto, anche una “semplice” aurora diventa qualcosa di straordinario.
Alloggiavamo con il gruppo in un piccolo rifugio isolato, sul margine meridionale della riserva.
Le previsioni annunciavano una notte perfettamente serena, così avevamo deciso di arrivare in anticipo per cenare con calma e riposare un po’ prima dell’attesa.
Conosciamo quella zona come le nostre tasche: sapevamo di poter raggiungere facilmente una radura vicina, dove i rivoli d’acqua si sarebbero illuminati alla luce di una splendida Luna bassa sull’orizzonte.
Quella notte l’aurora è arrivata con la puntualità di un orologio.
Si è accesa poco prima che il cielo fosse completamente buio, estendendosi da est a ovest in un arco luminoso che ha danzato sopra di noi per ore.
Una luce viva, morbida, che ha accompagnato anche il nostro sonno: chi si è addormentato presto racconta di averla vista ancora filtrare dalle finestre del rifugio, mentre gli ultimi irriducibili hanno segnalato che alle 3.30 del mattino, l’aurora era ancora lì, attiva e brillante, poco prima dell’alba.
Aurora dagli Altopiani, e in particolare da Fjallabak, come promesso.
Gli elementi che determinano il successo nella ricerca dell’aurora boreale ricorrono in molte altre attività che concorrono all’organizzazione un viaggio naturalistico in Islanda e che rendono così avvincente questa fantastica isola atlantica.
Dal nostro canale YouTube
Scene da un meraviglioso viaggio in Islanda ad agosto.
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Qualche scena dal nostro viaggio a La Palma.
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Incontro ravvicinato con le foche nel Parco Nazionale del Vatnajökull in Islanda.
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Le nostre esplorazioni degli Altopiani d’Islanda in 4X4.
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Per scoprire il valore aggiunto di un viaggio in Islanda con 90° EST ecco date e sedi dei nostri prossimi incontri. L’ambiente, i percorsi, le sistemazioni, i nostri 4X4, la filosofia di viaggio e tutti i dettagli direttamente dalla voce dei nostri accompagnatori. La partecipazione è libera e gratuita. Per la gestione degli spazi è richiesta l’iscrizione.
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