Altopiani d’Islanda: viaggio nel cuore selvaggio dell’isola
Quando si parla di Islanda, la mente corre subito ai luoghi simbolo allineati lungo la Ring Road o a breve distanza da questa: cascate imponenti, spiagge nere, geyser e lagune glaciali. Affascinanti, certo, ma spesso affollati, talvolta addomesticati per accogliere un turismo sempre più numeroso.
Chi desidera viaggiare oltre l’immagine da cartolina, chi cerca la vera essenza di questa terra primordiale, dovrebbe volgere lo sguardo all’interno: verso gli Altopiani, o Hálendið, come li chiamano gli islandesi.
Questa vasta regione disabitata, e inaccessibile per buona parte dell’anno, rappresenta non solo il cuore geografico dell’Islanda, ma anche il suo nucleo più autentico e potente.
Qui si celano i fenomeni naturali più maestosi, gli spazi sconfinati e selvaggi che lasciano un’impronta indelebile nell’animo di chi ha la fortuna di spingersi in questa terra indomabile.
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Geografia dell’invisibile
Gli Altopiani non si definiscono con una linea netta sulle mappe. Sono più un concetto che un confine: includono le alture oltre i 400 metri, lontane dalla costa, prive di insediamenti umani stabili.
È proprio l’inaccessibilità, in realtà, ad identificarli intuitivamente: qui non ci sono strade asfaltate né ponti, le condizioni climatiche rendono gran parte della regione impraticabile per mesi, tra neve, acqua da disgelo e fiumi glaciali da guadare.
Un tempo, questo territorio incuteva timore, più che giustificato. Fiorivano leggende su spiriti maligni annidati tra le montagne, temibili fuorilegge trovavano rifugio tra gli anfratti della roccia e sopravvivevano grazie al calore sprigionato naturalmente dal terreno.
Tra “presenze” ostili, bufere di neve o di sabbia e lande infinite prive di vegetazione, l’attraversamento degli Altopiani a cavallo era un’opzione da considerare solo in caso di estrema necessità ed eventualmente da compiere prima che il cavallo potesse esaurire le energie. Avrebbe significato morte certa anche per il cavaliere. “Sprenginsardur”, questo il nome del corridoio desertico tra i ghiacciai Hofsjökull e Vatnajökull, esprime proprio questo concetto: deserto da attraversare a rotta di collo.
Gli Altopiani, oggi, rappresentano invece una delle ultime e la più vasta wilderness d’Europa: un santuario naturale dove la natura, senza alcuna concessione all’uomo, si manifesta nella sua forma più pura e disarmante.
Un paesaggio primordiale
Gli Altopiani offrono una varietà geologica e paesaggistica sorprendente. Sconfinati ghiacciai – Hofsjökull, Langjökull, Vatnajökull, Mýrdalsjökull – si ergono come immensi plateau di ghiaccio, alimentando fiumi impetuosi che precipitano nei canyon e modellano deserti alluvionali. A questi si affiancano distese di sabbia nera, deserti rocciosi, altopiani spazzati dal vento e manifestazioni vulcaniche di straordinaria potenza.
Qui si trovano alcuni dei sistemi vulcanici più attivi e spettacolari d’Islanda: Askja, Laki, Eldgjá, Hekla, Snæfell, Kverkfjöll.
L’area di Askja, per esempio, è la più “aliena”. Un deserto di sabbie e pinnacoli di roccia privo di qualsiasi riferimento umano. Un senso di sublime smarrimento accompagna chiunque si avventuri in queste lande. Anche in condizioni meteorologiche perfette, i tetti bianchi del rifugio Dreki danno sempre un certo sollievo.
Eppure, in mezzo a questo regno minerale, si nascondono sorprendenti isole di verde: oasi fluviali come Hvannalindir, Svartá, Herðubreiðarlindir o Gæsavötn, e zone più estese nella Riserva Naturale di Fjallabak e nella regione orientale di Fljótsdalur.
È un paesaggio senza compromessi, dove ogni forma sembra affermare la supremazia della natura sulla volontà umana. È anche un paesaggio silenzioso, privo di rumori meccanici, dove il vento, l’acqua e il respiro della terra sono le uniche voci.
Temperature e precipitazioni medie mensili negli Altopiani d'Islanda
Una memoria celata dal ghiaccio
Ciò che colpisce più di tutto è la sensazione di trovarsi in un mondo senza tracce umane. Gli Altopiani offrono un’esperienza oggi rarissima in Europa: la contemplazione di una natura integra, mai piegata a esigenze economiche, estetiche o funzionali. È una lezione di umiltà: il viaggiatore qui è un ospite transitorio, spettatore vulnerabile di forze antiche e indifferenti.
Nonostante l’evidente inospitalità, gli Altopiani raccontano anche una storia di umana resilienza. Le fonti storiche e archeologiche testimoniano che, tra il IX e il XIV secolo, durante una fase climatica più mite, molte di queste aree erano percorse regolarmente e addirittura abitate. Il grande ghiacciaio Vatnajökull era molto meno esteso di quanto sia oggi, probabilmente frammentato in ghiacciai più piccoli che consentivano rotte interne oggi impossibili. Di quell’epoca restano tracce di suoli fertili in aree oggi totalmente inospitali, vie di comunicazione registrate nelle cronache medievali e storie di fattorie in valli oggi sepolte dai ghiacci.
Antichi percorsi come la Kaldadalsvegur seguono tracciati medievali. Le cronache relative al monastero di Skriðuklaustur, nella regione di Fljótsdalur, mostrano come le comunicazioni attraverso i monti fossero allora più agevoli. È un passato che aggiunge profondità al presente: camminare su queste terre oggi significa calpestare strade antichissime, prendere coscienza di un’evoluzione climatica complessa e della relazione millenaria tra uomo e ambiente. L’odierna inospitalità cela quindi una storia affascinante fatta di adattamento, abbandono e trasformazioni profonde.
Quattro regioni per comprendere gli Altopiani d’Islanda
La Riserva Naturale di Fjallabak
Vista dallo spazio la caldera del sistema vulcanico di Torfajökull, nel settore centro-meridionale degli Altopiani, ricorda un cratere da impatto meteoritico. Questa struttura vulcanica di 12 chilometri di diametro rappresenta il cuore della Riserva ed è un vero gioiello geologico. È rinomata per le sue montagne multicolori, le colate laviche post-glaciali coperte da muschio e le sue aree geotermiche ricche di sorgenti calde e fumarole. È attraversata da alcuni dei trekking di più giorni più famosi d’Islanda, come il Laugavegur.
La località più celebre e frequentata è Landmannalaugar, con le sue sorgenti calde naturali e le spettacolari montagne colorate come Bláhnúkur e Brennisteinsalda. I colori derivano dalla composizione minerale delle rocce e dalla deposizione di ossidi e solfati liberati dai vapori magmatici. Qui si trova anche una meravigliosa colata di ossidiana, risultato dell’ultima eruzione del sistema vulcanico di Torfajökull tra il 1477 e il 1480.
Landmannalaugar è però solo il punto più facile da raggiungere in una regione vulcanica molto vasta in cui gli stessi fenomeni ricorrono anche in aree molto meno frequentate. L’esperienza più gratificante in questo territorio è quella che si apre a chi ha la fortuna di non avere i minuti contati e che può pernottare nella Riserva per almeno una notte.
Kerlingarfjöll e Hveradalir
Più a nord, lungo una deviazione della pista F35, Kerlingarfjöll offre un altro paesaggio surreale: calanchi multicolori, valli fumanti, e percorsi escursionistici che attraversano un mondo in costante trasformazione. Pernottare nella zona è pressoché indispensabile per apprezzarne a fondo la bellezza.
È fondamentale rimanere sui percorsi segnati a Hveradalir a causa della fragilità del terreno soffice e del pericolo di croste superficiali che nascondono polle di acqua bollente. Le impronte umane fuori sentiero feriscono il paesaggio irreversibilmente e favoriscono l’erosione.
Nelle vicinanze, a circa trenta chilometri lungo la F35, si trova Hveravellir, un’altra spettacolare area geotermica con bellissime fumarole, concrezioni di gesso e silice, e una piccola ma rinomata pozza calda dove è possibile immergersi.
Askja e il deserto del nord
L’altopiano nero che circonda il vulcano Askja, dominato dal cono perfetto dell’Herðubreið, è uno dei paesaggi più alieni del pianeta. Il lago Öskjuvatn e il cratere Víti offrono uno spettacolo lunare di una bellezza sfrontata e quasi ostile; indimenticabile proprio per questo.
Askja sorge al margine settentrionale del deserto sabbioso più grande d’Europa, quello che si estende a nord del fronte settentrionale del ghiacciaio Vatnajökull.
Questo territorio è un vero museo di vulcanologia, ma offre anche eccezionali esempi di interazione tra ghiaccio e magma. La varietà e l’unicità dei fenomeni richiama legioni di studiosi da tutto il mondo: vulcanologi, geologi strutturali, geofisici ed esogeologi (coloro che studiano i processi geologici su altri pianeti o corpi celesti).
Qui la NASA, dai tempi delle missioni Apollo, addestra gli astronauti e collauda tutti i rover che vengono inviati su pianeti e satelliti del sistema solare.
Snæfell e la regione di Fljótsdalur
Nell’est dell’isola, il vulcano Snæfell (da non confondere con l’omonimo Snæfellsjökull) si eleva su una delle zone verdi più sorprendenti degli Altopiani. La regione di Fljótsdalur, incorniciata dal Vatnajökull, racconta storie antiche di collegamenti perduti tra l’est e il sud dell’isola e insediamenti remoti. È un’area meno nota, ma ricchissima di storia e atmosfera.
La relativa vicinanza dell’oceano e l’esposizione ai venti umidi e tiepidi orientali, favorisce la presenza di una miriade di piccoli specchi d’acqua in cui oche e cigni trovano riparo e condizioni ideali per la riproduzione.
In questo dedalo di acqua roccia e tundra, Halldór Laxness, grande romanziere islandese, vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 1955, ha ambientato il suo capolavoro “Gente indipendente”.
Esperienza radicale di viaggio
Esplorare gli Altopiani non è una vacanza, ma un viaggio nel senso più pieno del termine. Richiede tempo, pazienza, rispetto, e una logistica attenta. Le piste sono sterrate, talvolta lentissime. Non esistono punti di rifornimento per cibo o carburante. È necessario essere autonomi e consapevoli, saper leggere i segnali che anticipano i cambiamenti meteorologici e, possibilmente, affidarsi a guide esperte, con veicoli 4X4 adeguati e competenze ambientali solide.
La ricompensa è straordinaria: un mondo remoto in cui il tempo scorre secondo ritmi e cicli che non ci appartengono. Una dimensione remota in cui l’Islanda rivela il suo volto più misterioso.
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